La persona al centro della formazione

Di | 17 febbraio 2020

Realtà virtuale, apprendimento mobile e adattivo, tecnologia MOOC … Tutte queste innovazioni non sono mai state più presenti come ora nel mondo della formazione. Ciò può voler dire che la centralità dell’essere umano verrà messa in discussione? 

Da quello che emerge da ricerche condotte su partecipanti a cosi di formazione e sul team di vincitori al “Digital Learning Excellence Awards (DLEA)” la risposta è: no, per niente! Scopri l’analisi di Mathilde Bourdat, consulente Cegos Francia.

Come apprendiamo: con le relazioni, con la tecnologia o entrambi?

L’apprendimento è collaborativo: imparo da solo ma con l’energia, il supporto e l’esperienza degli altri” ha scritto uno degli intervistati.

Alla domanda “Tra i seguenti fattori, quali ritieni più importanti da integrare nella formazione?” 1.780 dipendenti intervistati da Cegos in 4 paesi europei nel 2019 hanno indicato “Supporto di un tutor o formatore” nelle prime tre risposte. 

Ciò è emerso anche in precedenti ricerche, indipendentemente dall’età e dalla categoria professionale degli intervistati. L’atto dell’apprendimento quindi trova la sua migliore esecuzione nella relazione con gli altri.

Il cervello, organo sociale

Nel libro “Neurolearning. Neuroscience for training“N. Medjad, P. Gil e P. Lacroix mostrano l’impatto delle relazioni sociali sull’apprendimento. Fin dagli anni ’70 spiegano, “è emersa la concezione del cervello come organo sociale “. 

Infatti, “Le relazioni influenzano e rimodellano il cervello durante l’intero arco della vita. La loro influenza sulla neuroplasticità sull’apprendimento è evidente”. 

Inoltre, “La nostra capacità di apprendere dipende strettamente dalla qualità delle nostre relazioni con il docente, i nostri colleghi, la famiglia, gli amici e la comunità […]. È il tipo di relazioni che (i docenti) instaurano con i partecipanti e l’ambiente emotivo della classe che creerà i presupporti migliori per una formazione efficace”.

Mettere le relazioni al centro dei progetti

La passione per la tecnologia che ha investito il mondo della formazione è quindi tutta un’illusione, una moda? Anche questa volta, la risposta è no. Il Training Solution Designer deve sempre mettere la qualità delle relazioni al centro della progettazione formativa. E in questo, le tecnologie sono di grande aiuto: portano a vivere un’esperienza immersiva (realtà virtuale), semplificano gli scambi e il confronto (social network), facilitano la collaborazione… Ma non identificano al 100% la qualità della formazione. 

È illusorio infatti coinvolgere e attirare l’attenzione dei partecipanti ai corsi se non mettiamo tutto l’impegno possibile nel fornire contenuti eccellenti e un supporto valido.

Il valore aggiunto risiede nella qualità del supporto

Ciò che fa la differenza tra due progetti formativi non è quindi la somma investita nell’ultima tecnologia all’avanguardia. 

Si tratta invece della qualità dell’attenzione rivolta al partecipante e al modo in cui viene generata e mantenuta una dinamica positiva di apprendimento collaborativo tra persone coinvolte.

Scopri le soluzioni formative in azienda Cegos.

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