Sicurezza, salute e gestione della crisi

Di | 5 marzo 2020

In uno scenario di crisi, come ad esempio quello attuale, la funzione Risorse Umane dovrà collaborare attivamente nella riorganizzazione del lavoro e nella promozione di modalità operative il più possibili sicure.

Sarà dunque necessario lavorare a stretto contatto con gli esperti del settore e soprattutto definire una chiara gerarchia, non solo temporale, nella declinazione delle diverse azioni da intraprendere. Ecco una sintesi di quanto proposto in merito da Carlo Bisio, Safety Expert, Ergonomist e Organisational Psychologist:

gestione sicurezza e salute
  1. Valutazione della modalità più appropriata di monitoraggio ed evoluzione della situazione e dei suoi impatti sul business (che potrebbero a loro volta avere impatti sulla sicurezza e salute)
  2. Attivare tutte le misure per proteggere il personale che viaggia, attraverso: una gerarchia di misure appropriate (a partire da una valutazione circa la reale necessità del viaggio), un’eventuale rivalutazione del rischio per il personale significativamente esposto al contagio, la messa a disposizione di adeguate risorse e competenze per la gestione del rischio, le modalità di comunicazione costante con tale personale, ecc.
  3. Aggiornamento della valutazione del contesto fatta per l’implementazione della ISO 45001, introducendo gli scenari ad oggi ipotizzabili e identificando i rischi e le opportunità ad essi collegati
  4. Aumento della readiness nei confronti di un’eventuale futuro aggravamento o estensione nei territori in cui si svolge normalmente l’operatività aziendale.
  5. Identificazione di attuali e future necessità di formazione, informazione e addestramento in funzione degli scenari futuri, considerando i diversi ruoli e i diversi scenari.
  6. Verifica del modo in cui i nuovi scenari impattano sulle valutazioni fatte sulla base della ISO 31000 sui rischi dell’attività di impresa, e scorgere eventuali collegamenti che possano avere conseguenze dirette o indirette sulla sicurezza e salute
  7. Considerazione degli impatti che ci possono essere sui fattori psicosociali di rischio (ad es. aumento dell’incertezza, diversa distribuzione di fatto dei carichi di lavoro, necessità di adattamento a processi modificati, ecc.)
  8. Eventuale supporto psicologico
  9. Valutazione della sicurezza del processo nella supply chain, in considerazione dei possibili impatti dei vincoli.

In qualità di datore di lavoro, l’azienda non ha solo il dovere di assicurarsi di adottare misure ragionevoli per garantire la salute e la sicurezza dei dipendenti. Dovrebbe anche porsi il tema più globale del benessere delle persone attraverso programmi di benessere e di self empowerment.

Non dobbiamo dimenticare quanto anche il passaggio ad una modalità quale lo smart working (di per sé usualmente vissuto con positività) possa produrre situazione non positive causate dalla mancanza di corrette abitudini operative.


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