T-group: la semplicità dell’apprendere dall’esperienza

Di | 10 giugno 2021

La formazione è da sempre considerata come un acceleratore di apprendimento e da molti anni è anche una leva strategica per le aziende, soprattutto in situazioni di cambiamento e di innovazione.

Spesso però la realtà formativa italiana confonde la formazione con il trasferimento di contenuti e/o di informazioni aziendali. Oppure la si declina in chiave strettamente individuale, complice la dimensione organizzava sempre più ristretta di molte aziende.

Un Training Manager dovrebbe evitare questa pericolosa deriva, soprattutto quando l’intento è di aiutare i lavoratori ad acquisire nuovi mindset, superando abitudini e preconcetti.

T-group formazione esperienziale

Learning experience: la formazione come pratica collettiva ed esperienziale

Dobbiamo concentrarci sul fatto che la formazione è una pratica collettiva (oltre che individuale) e che il gruppo, nella sua dimensione psicosociale, è il vero ambiente di apprendimento. Rollo May considerava il gruppo come “l’origine e il teatro del potere”. Le competenze necessarie per la gestione di una positiva relazione con gli altri, ovvero le sempre più citate soft skills (note anche come competenze trasversali, o come abilità sociali), si originano nelle esperienze di gruppo.

Per questo è importante che ogni Training Manager ricordi che esiste una metodologia specifica, da tempo sperimentata come efficace, nel creare una learning experience in grado di supportare nella trasformazione delle abitudini comportamentali: il T-group.

Cos’è un T-group?

Nato dalla affermazione di Kurt Lewinil gruppo è qualcosa di diverso dalla somma delle singole parti” è un approccio non pedagogico (ossia focalizzato sulla creazione del setting, più che sulla decisone dei contenuti) sviluppato sin dal 1947 (anno delle prime sperimentazione nell’istituto americano NTL).

Noto con questo termine tra i formatori (che lo chiamano anche sensitivity training) ma spesso presentato ai partecipanti con l’etichetta di lab (semplificazione di laboratorio) è un evento formativo esperienziale, in cui ai partecipanti vengono forniti stimoli per la riflessione su di sé e sulle dinamiche di gruppo che li vedono coinvolti, con una grande enfasi sulla percezione dell’evento in sé, sul qui e ora.

Alcuni di questi concetti sono entrati a far parte del noto Movimento del Potenziale Umano, per poi trasferirsi in molteplici declinazioni contemporanee: dall’empowerment all’organizazional development, dalla mindfulness alla psicologia positiva.

Le caratteristiche del T-group

Ma allora cos’è un T- group e quali sono gli ingredienti di base? Secondo Enzo Spaltro, uno dei padri della psicologia del lavoro italiana e grande esperto di dinamiche di gruppo e organizzative, il T group è:

  • La simulazione di una situazione organizzativa nei suoi aspetti umani più completi
  • Una strategia per l’acquisizione continua di diverse forme di competenza
  • Un continuos feedback sui comportamenti reciproci dei partecipanti

Così viene descritto nel testo “Il gruppo. Sintesi e schemi di psichica gruppale”.

Si aggiunge inoltre che le condizioni minime per poterlo organizzare sono:

  • Una motivazione all’apprendimento di nuove modalità di comportamento ed una curiosità verso gli altri
  • 40-50 ore continuative del proprio tempo disponibili per l’esperienza
  • Un numero di partecipanti distribuibile in gruppi tra 8 e 15
  • Un ambiente progettato per creare una microsocietà incapsulata
  • Trainer competenti nella conduzione di gruppi non strutturati

In estrema sintesi: si impara dalla condivisione dell’esperienza e non dall’acquisizione di modelli teorici o di indicazioni operative provenienti dal conduttore (contribuiti che potrebbero però anticipare o seguire l’esperienza di T-group).

Il T-group al giorno d’oggi

C’è ancora necessità di questo tipo di impostazione formativa nella nostra contemporaneità (BANI state)? La risposta è , forse anche più di prima. È proprio l’emersione della fragilità collettiva e dell’incertezza che dovrebbe portarci a ricercare non più rapide soluzioni operative ma una consapevolezza (personale prima che di ruolo) più profonda e soggettiva.

E la digitalizzazione, con il suo spingere sempre più verso le attività in remoto, come si collega? È semplice: è una condizione del presente e può essere tranquillamente inserita in relazione con l’esperienza del T-group. Le soluzioni progettuali possibili sono molteplici e tutte ormai sperimentate. In alcuni casi si scegli un approccio basato sulla deprivazione digitale; una specie di digital detoxing mirato al tornare a vivere situazioni centrate nella presenzialità fisica.

In altri casi, più frequenti, si punta all’ibridazione: il digitale permette formule blended, con attività on line precedenti e successive a momenti di intensa residenzialità. Altrettanto frequenti sono le soluzioni full digital: un format che, con alcuni accorgimenti, permette anche tra partecipanti in remoto di raggiungere ugualmente un elevato livello di immersività emotiva e di prossimità sociale.


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